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Irish Water: storia di un restyling

Uisce Éireann | Irish Water - Photo credit: Laura Hutton, Photocall Ireland

Irish Water (che nel 2013 ha speso 50 milioni di euro in consulenze, ma questa è un’altra storia) ha incaricato l’agenzia dublinese Zero-G di creare una nuova brand identity (identità di marca). Secondo il Daily Mail sono stati spesi 20.000 euro – 5.000 euro a parola.

L’Unione degli Studenti Irlandesi (USI) pensa che Irish Water abbia speso troppi soldi per il nuovo marchio, quindi offre un’alternativa.

“Abbiamo deciso di utilizzare un sito di micro-lavoro per pagare un venditore online che ci creasse il logo per Irish Water.

“Questo è costato solamente 5 dollari, donati da un membro del nostro staff. Tutto quello che abbiamo dovuto fare è stato scrivere alcuni caratteristiche necessarie e poi aspettare sette giorni per il nostro logo. In tutto in soli 10 minuti”.

Uisce Éireann | Irish Water

Ma l’alternativa risulta essere composta da una clipart gratuita appositamente scaricata dal sito Dreamstime. Se utilizzata potrebbe portare inevitabilmente ad una violazione dei diritti d’autore.

Irish Water - Dreamstime clipart

Con una ricerca di soli 5 secondi su Google si trova la stessa icona in un altro marchio aziendale (seppur appartenente ad una società che ha chiuso i battenti).

Ottima la mossa di Emma Grattan e Derek Doyle, studenti del DIT, che hanno scritto una lettera aperta chiedendo all’USI di smetterla di sminuire la professione in cui desiderano entrare.

“La vostra risposta all’attuale dibattito sul valore e sullo stato della professione di designer in Irlanda rappresenta il tipo di gara a buon mercato verso il basso che mina il valore del buon design. E non solo mostra una mancanza di familiarità da parte vostra su tutto quanto è coinvolto nel processo di progettazione ma, fatto ancora più allarmante, espone una mancanza di consapevolezza sulla vastità dei corsi degli studenti che rappresentate”.

Come spesso accade con le storie sui tabloid, tutto gira intorno a due cose: soldi e logo.

E, inevitabilmente, ci saranno i profani del design che pensano che la brand identity non dovrebbe costare più di una birra; ci saranno le società statali che saranno riluttanti ad affidare incarichi a rinomati designer per timore di una reazione violenta. Quindi vedremo un fiorire di marchi fatti con le clipart, e sempre più casi di violazione dei diritti d’autore.

Il pagamento di 20 mila euro a Zero-G comprendeva “lo sviluppo completo dell’immagine coordinata di tutte le sezioni della società, non solo del logo”.
Ma questo genere di dettagli non fa vendere un maggior numero di giornali né fa ottenere un maggior numero di clic.

[su_note note_color=”#f5f5f5″]Grazie a David Airey, esperto di marchi e logotipi, autore del libro Logo Design Love: A Guide to Creating Iconic Brand Identities, per avermi concesso la possibilità di raccontare questa storia.[/su_note]

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