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Gilles Villeneuve, l'aviatore

Corro per arrivare primo ed anche quando non posso vincere, mi piace correre lo stesso, semplicemente per correre. È il mio mestiere e niente mi ferma. Se non la pensassi così, non potrei fare il pilota.
Gilles Villeneuve

Venticinque anni, un quarto di secolo.
Eppure sembra passato poco tempo da quel terribile 8 maggio 1982. Nell’anno in cui l’Italia di calcio conquistò il suo terzo mondiale, il piccolo-grande pilota canadese se ne andò in modo cruento e spettacolare.

Arrivato alla Formula 1 dal nulla, campione canadese di motoslitte, ma assoluto pallino del “Drake” Enzo Ferrari, il quale perdonò a Gilles la distruzione di macchine, telai, alettoni e cerchioni, facendogli anche da “padre” e consigliere.

Gilles non si tirava mai indietro. Il suo obiettivo era vincere, portare la macchina oltre il limite. Sempre.
Nella carriera automobilistica ha vinto poco, solo sei Gran Premi sugli oltre sessanta disputati. Ma se chiedete ad un appassionato qual è stato il miglior pilota di tutti i tempi, vi stupirete di quanti nomineranno Gilles.

Gilles. Semplicemente. Come quando si parla di un amico. Perché lui non amava le formalità. Niente di eccentrico, da buon e onesto lavoratore del volante.

Con quel suo viso imbronciato, ma con gli occhi che ridevano per la bellezza della vita. Con le sue sfide folli, come la gara contro un jet dell’Aviazione Militare italiana. Con i suoi mille incidenti – che purtroppo costarono la vita a due spettatori in Giappone – e le spettacolari uscite dalle curve, quando faceva “derapare” anche macchine che viaggiavano incollate all’asfalto, che gli valsero l’appellativo di Aviatore.

Ero giovane, nel 1982. Ricordo ancora lo sgomento provato quando la televisione iniziò a far passare ripetutamente le immagini dell’incidente di Zolder. Un’auto bianca è a centro pista, dietro arriva – al limite come sempre – la Ferrari numero 27. Forse un’incompresione tra i due piloti, un’errata valutazione delle traiettorie e la Ferrari salta sulla ruota posteriore della March di Jochem Mass e vola via. Una, due, tre capriole e la vettura rossa si sbriciola, letteralmente, spezzandosi in due tronconi. Il seggiolino si sgancia e compie una parabola, terminando la sua corsa con il palo della recinzione. E Gilles, nell’urto contro la March e nelle successive carambole, perde il casco. Il colpo contro il palo sarà fatale, nonostante la corsa in ospedale.

Gilles era un personaggio. Arrivava direttamente al cuore del pubblico. Possedeva quello che gli inglesi definiscono “invisible touch, il tocco invisibile”. Nessun pilota dopo di lui avrà lo stesso carisma, neppure un altro grandissimo pilota, Ayrton Senna.

Per concludere, uno dei duelli più avvincenti della storia della Formula 1. Gran Premio di Francia 1979, a Digione. Gilles è secondo, dietro alla Renault turbo di Jabouille. Sopraggiunge alle sue spalle René Arnoux, con la seconda Renault. L’auto francese è nettamente più veloce in rettilineo, ma Gilles resiste. Strenuamente. E conquista il secondo posto, con 24 centesimi di vantaggio sul rivale.

Da allora non ho più visto un duello del genere.

Gilles Villeneuve

Il duello Villeneuve-Arnoux

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