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Val di Fassa: il sentiero Federico Augusto

Gita: lunga
Quota massima raggiunta: 2300 m
Dislivello: in salita 100 m; in discesa circa 900 m
Tempi: ore 4,30 circa

Dopo aver affrontato la passeggiata della Val Venegia, ci apprestiamo a fare un altro bel giretto sulle Dolomiti, proprio sotto al maestoso gruppo del Sassolungo.

Il sentiero è praticamente pianeggiante, tranne per la ripida discesa che dal Rifugio Sassopiatto porta di nuovo a Campitello di Fassa.


Il percorso, fino al Rifugio Sassopiatto, è conosciuto come Sentiero di Federico Augusto (Friedrich-August-Weg. Leggendo il libro di Maurizio Capobussi Fiemme e Fassa, Gite scelte, edito da Athesia, viene raccontato l’aneddoto riguardante l’intitolazione del sentiero.

Entrò in un rifugio, ai piedi del Sassolungo ed era vestito come gli altri alpinisti che affollavano il locale. Tra un gruppetto di presenti – accade spesso dopo un’escursione – si instaurò una atmosfera confidenziale e ciascuno, a turno, raccontò qualcosa di sé, della propria vita a valle, del proprio lavoro. Lui ascoltava, partecipando silenzioso all’atmosfera cameratesca che si era creata.
Qualcuno poi chiese: ma tu, che lavoro fai? Una risposta, tranquilla: a casa sono il Re. Risero tutti, pensando ad una battuta e uno ribatté: se tu sei il re, io sono l’imperatore della Cina!
Invece era vero: Federico Augusto II, Re di Sassonia, camminava volentieri, in incognito e schivo come ogni buon alpinista, su e giù per le Dolomiti.

Per iniziare il percorso, giungiamo fino a Campitello di Fassa e lasciamo la vettura nei pressi della funivia del Col Rodella. Il biglietto di sola andata costa 9,00 euro. Sembra di essere in centro a Milano durante il periodo natalizio. Tutti accalcati davanti all’ingresso delle cabine.

Saliti in quota fino ai 2.380 m dell’arrivo, raggiungiamo subito il Rifugio Des Alpes (2.392 m), a cinquanta metri dall’uscita della funivia. Qui, fortunatamente, molte persone si fermano ad ammirare il paesaggio maestoso che si apre sotto i nostri occhi. Il Gran Vernel, la Marmolada, il Pordoi ed il Sella ed il Sassolungo sono molto vicini. La Valle di Fassa si stende alle spalle. Alcuni intrepidi scendono con il parapendio, dopo una breve rincorsa, spiegando al vento le vele colorate.

Il Sassolungo

Scendiamo per una strada abbastanza ripida. D’inverno è una pista da sci, mentre d’estate il fondo è ghiaioso e polveroso. Raggiungiamo la Sella Rodella (2.318 m) e proseguiamo a sinistra verso il rifugio dedicato al Re. Davanti al Rifugio Federico Augusto (Friedrich-August-Hütte), a 2.298 m, è posizionata una statua lignea del Re, che indica il Sassolungo alle nostre spalle.

Imbocchiamo il sentiero che costeggia le pendici pratose del Sassolungo, passando sotto alla Punta Grohmann. Dopo 30 minuti di camminata, con leggeri saliscendi, giungiamo in una radura, chiamata Pian dei Sassi, dove troviamo il Rifugio Sandro Pertini (2.290 m).

Dopo il rifugio la strada diventa leggermente più impegnativa e, poco più avanti, le rocce sporgenti rendono il cammino un po’ difficoltoso. Proseguendo lungo il percorso il fondo diventa sassoso e dobbiamo superare un ripido tratto roccioso, dove sono stati posizionati dei gradini in legno (molto alti) per facilitare la salita.

All’orizzonte si vede una sella, il Giogo di Fassa, dove giungiamo senza superare grosse difficoltà. In mezzo ad un prato, da dove parte il sentiero che permette di salire sul Sassopiatto (2.958 m), si trova il Rifugio omonimo (2.300 m).

Entriamo a riposare e ci gustiamo una buona fetta di torta al grano saraceno accompagnata da ribes rossi e panna.

Fuori il sole è caldo ma, data la posizione, il vento soffia molto forte.

Lanciamo uno sguardo all’Alpe di Siusi ed ai campanili di roccia dello Sciliar, mentre a sinistra i Denti di Terrarossa chiudono la Val Duron, lungo la quale ci apprestiamo a scendere.

Il SassolungoScendiamo dal Rifugio Sassopiatto verso la malga che si trova ad una decina di metri più in basso. La si oltrepassa, seguendo le indicazioni per la Val Duron ed il Rifugio Micheluzzi (sentiero 533).
Il percorso prosegue sempre in discesa superando un piccolo ponte di legno sopra al Rio Durno ed entrando in un boschetto.
La discesa prosegue decisa, costeggiando il ruscello, fino alla Baita Lino Brach (1.900 m) e al Rifugio Micheluzzi (1.860 m). Dopo la chiesetta grandi cartelli indicano il sentiero che condurrà a Campitello, abbandonando la strada carrabile per entrare nel bosco.
Attraversando il ponte sotto cui scorre il Rio Duron, troviamo due panchine e un tavolo di legno, proprio a fianco al bosco. Decidiamo di effettuare una sosta e mangiare velocemente le provviste che ci siamo portati dietro.

Ancora discesa, in mezzo al bosco, superando le radici delle piante che salgono dal terreno.

Dopo ulteriori 400 metri di dislivello il sentiero si ricongiunge alla strada carrabile e la discesa si fa davvero ripida. Il fondo polveroso non aiuta certo a tenere un buon passo ed un buon equilibrio.

Giungiamo finalmente a Campitello, con i polpacci doloranti per la lunghissima discesa. Restano bene impressi nella mente, comunque, i meravigliosi paesaggi che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Immagini dal percorso

Sassolungo

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